Perspectives Press

Servizi post-adozione

Vera I. Fahlberg, M.D.
Traduzione di Marcia E. Salusti

Questo articolo, sviluppato per i workshop formativi condotti dalla Dott.ssa Fahlberg, rivolti aspecialisti nel campo dell’assistenza ai minori, si collega ai materiali presentati nel suo libro intitolato A Child’s Journey through Placement. I lettori possono trovare quest’articolo ed altri in Internet all’indirizzo  http://www.perspectivespress.com/articlelist

Gli assistenti sociali spesso percepiscono il collocamento di un bambino all’interno della famiglia adottiva come il raggiungimento del termine del loro lavoro. Benché tale collocamento possa segnare la fine del soggiorno del bambino all’interno del sistema di assistenza ai minori, in realtà rappresenta l’inizio di un percorso che dura tutta la vita, il quale, si spera, porterà al superamento degli effetti dei traumi che lo hanno portato ad entrare nel sistema, nonché all’elaborazionedell’impatto negativo delle esperienze che potrebbe aver vissuto mentre era sotto la tutela del sistema.

I bambini che si uniscono alle famiglie adottive dopo aver subito abusi, sia fisici che sessuali, trascuratezza, separazione dai genitori e perdite, portano con se un retaggio di rapporti familiari falliti. La nuova famiglia offre nuove speranze e una nuova possibilità di sperimentare con più successo le complessità e i benefici della vita familiare.

Sebbene le precedenti esperienze di vita possono aver condotto a danni emotivi, i quali potrebbero trarre beneficio da interventi terapeutici formalizzati, la parte più rilevante della rimarginazione, se mai avverrà, avrà luogo nei contesti della quotidianità della vita familiare giorno dopo giorno. È il risultato dell’interfaccia tra le caratteristiche del bambino e quelle della famiglia che porta o al rimarginarsi delle ferite del bambino o alla revoca del collocamento preadottivo. Secondo Barth e Berry le caratteristiche del bambino, i suoi comportamenti, il temperamento, le abitudini e le capacità scolastiche hanno importanza solo in funzione delle caratteristiche e dei pattern familiari.

Sia i bambini, sia i genitori adottivi arrivano all’adozione con alcuni fattori di rischio aggiuntivi rispetto ai bambini che raggiungono la loro famiglia permanente al momento della nascita.I fattori di rischio per i bambini comprendono:

  • comportamenti di sopravvivenza che hanno avuto origine quando vivevano in famiglie disfunzionali ed in un sistema disfunzionale
  • vulnerabilità personali
  • eventi traumatici pregressi
  • separazioni o perdite irrisolte

I fattori di rischio per i genitori possono comprendere:

  • assenza di un senso di empowerment [letteralmente: sentirsi investiti di pieni poteri; senso di controllo derivato dall’inclusione rispettosa nella pianificazione e nelle decisioni] e di entitlement [letteralmente: avere o acquisire il diritto; sentire di aver sviluppato un senso di appartenenza nei confronti del bambino adottato]
  • “echi” dal proprio passato
  • perdite non riconosciute o irrisolte
  • aspettative non realistiche nei confronti del bambino o di se stessi

Elbow individua tre fattori concernenti l’adozione di bambini più grandi che contribuiscono alla difficoltà di riuscita nel padroneggiare i compiti evolutivi della famiglia.

  1.  l’alterazione del ciclo di vita familiare: le famiglie adottive incominciano con la distanza e ci si aspetta che si muovano verso la vicinanza; le famiglie di nascita incominciano con la simbiosi e ci si aspetta che si muovano verso l’individuazione.
  2. lo stress posto sui confini familiari a causa dell’invadenza dell’ente, dell’assenza dell’empowerment della famiglia da parte della società e dell’ente, e delle diverse lealtà in conflitto tra loro nel bambino.
  3. le problematiche personali del bambino e gli echi dal passato per i genitori.

Data la natura dell’adozione con special needs, il coinvolgimento con i servizi post-collocamento e con le risorse di salute mentale dovrebbe essere considerato parte normativa dell’esperienza di queste famiglie adottive. I bambini adottati e le loro famiglie sono serviti nel modo migliore quando esiste una collaborazione tra la famiglia, gli enti di servizi sociali e le risorse di salute mentale. Ciascuno riconosce non solo il proprio potenziale contributo, ma anche quello altrui.

La famiglia

  • offre le fondamenta dalle quali dipende lo sviluppo continuativo del bambino
  • offre l’ambiente atto al cambiamento
  • offre continuità e impegno
  • il fatto che la famiglia abbia bisogno di aiuto nel soddisfare i bisogni del bambino, non significa che la famiglia non ci tenga o che non sia capace di partecipare al processo decisionale.
  • qualora la famiglia  percepisca di essere stata relegata ad una condizione di impotenza, il trattamento generale ne subirà conseguenze negative
  • i membri della famiglia possono essere partner più stabili se gli si riconosca che stanno facendo il meglio che possono in circostanze difficili e che hanno un ruolo importante in qualsiasi percorso di cambiamento.
  • sfortunatamente, le famiglie potrebbero non cercare aiuto finché non si sentano sopraffatte e disperate, e in quel preciso istante si presenteranno nella loro veste peggiore. In quel momento è spesso difficile arrivare ad una solida valutazione delle capacità dei genitori a lungo termine.

Gli assistenti sociali

  • hanno una conoscenza di come funziona il sistema
  • è probabile che loro, più di altri, sappiano come accedere ad informazioni sulla specifica storia pregressa del bambino; esse possono essere cruciali per poter offrire un trattamento adeguato
  • possono aiutare le famiglie a trovare e ad accedere ai servizi specifici di cui hanno bisogno (vale a dire servizi di supporto, respite [servizi di breve durata che offrono un “riposo” o una pausa durante una crisi, a domicilio o fuori casa], terapeuti ben informati sull’adozione
  • possono fornire ai terapeuti informazioni sui comportamenti comunemente osservati nei bambini nei vari “sistemi”
  • prevedono i momenti difficili per il bambino e per la famiglia (basandosi sulle informazioni riguardanti lo sviluppo del bambino e sulla loro conoscenza riguardante reazioni a ricorrenze varie, ecc.)

Gli specialisti

  • di salute mentale
  • possono fornire valutazioni delle famiglie e dei bambini, sia prima che dopo il collocamento
  • possono riuscire ad intervenire precocemente in modo da aiutare a prevenire il consolidarsi dei problemi
  • possono aiutare le famiglie a mettersi in comunicazione con gruppi di supporto
  • lavorano direttamente con i bambini e le famiglie quando i problemi sono duraturi
  • forniscono informazioni alle famiglie su quando potrebbero sorgere eventuali problemifuturi
  • possono prendere parte agli interventi nei momenti di crisi
  • possono aiutare a stabilire se il trattamento fuori casa sia necessario e quale sia il livello di trattamento più adeguato.

I servizi post-adottivi devono essere forniti da persone che:

  • capiscono le tematiche attinenti all’adozione
  • capiscono i sistemi di servizi sociali e legali, e l’impatto degli stessi sul bambino prima del collocamento
  • supportano il ruolo e l’importanza della famiglia adottiva nella vita del bambino
  • includono i genitori nella valutazione, nella pianificazione e nel trattamento
  • lavoreranno insieme ai genitori per sviluppare strategie di intervento comportamentale
  • collaboreranno insieme alle altre figure coinvolte con questo bambino e con questa famiglia (cioè scuole, ecc.)

I servizi post-adottivi possono assumere varie forme:

  • servizi di supporto (gruppi per genitori, per bambini, respite care, formazione e servizi educazionali) possono soddisfare i bisogni di molte famiglie adottive.
  • servizi mirati ad aiutare il bambino e la famiglia acongiungersi in breve tempo in seguito al collocamento
  • terapia preventiva intermittente, la quale viene istituita in concomitanza con il raggiungimento di certi livelli evolutivi ad alta probabilità di far riemergere problematiche del passato (cioè di abuso sessuale, perdita, identità, ecc.)
  • terapia intermittente a breve termine focalizzata sui problemi, mirata all’interruzione dei  comportamenti problema
  • interventi di crisi con famiglie minacciate

Servizi di supporto: Le famiglie che sono state preparate all’adozione tramite un percorso di gruppo, spesso utilizzano gli altri membri del gruppo come una rete informale di supporto. Gli enti possono offrire gruppi di supporto per genitori o possono aiutare le singole famiglie a mettersi in contatto con altre famiglie che hanno avuto un problema simile; possono anche offrire presentazioni educazionali per genitori. Anche famiglie che hanno bisogno di servizi più intensivi considerano i servizi di supporto di aiuto.  Il respite care può costituire un servizio molto utile, ma sfortunatamente le famiglie sono spesso lasciate ad arrangiarsi con i propri mezzi quando si tratta di fornire respite care con regolarità costante.

Il progetto PARTNERS dell’Iowa ha istituito, presso un campeggio locale, respite care per un weekend al mese rivolto ai bambini con bisogni speciali. A questo servizio è stato aggiunto anche un campo estivo della durata di una settimana.Anche famiglie che necessitino di servizi più intensivi tendono lo stesso a vedere i servizi di supporto come un aiuto.

I servizi post-collocamento iniziali mirano ad aiutare il bambino e la famiglia ad unirsi come nucleo familiare. L’enfasi viene posta sul risolvere le problematiche attuali relative alla separazione e alle perdite, affrontare i problemi comportamentali attuali e facilitare il processo di attaccamento.

L’attenzione è focalizzata principalmente sul presente. Secondo Linda Katz, il cliente non è né il bambino né i genitori, ma piuttosto il rapporto. Durante questo periodo il provider dovrebbe preparare le famiglie e i bambini ad individuare i tempi in cui intraprendere un lavoro di prevenzione e quelli in cui è probabile vedere un riemergere di problemi pregressi.Il lavoro di prevenzione: nuove abilità cognitive, in combinazione con le attuali esperienze di vita, porteranno a ripetute opportunità per la reintegrazione degli effetti delle precedenti esperienze di vita. La comprensione dei compiti evolutivi che si presentano in età diverse aiuta sia gli specialisti, sia i membri della famiglia a capire l’impatto degli eventi preadozione ed ad avvalersi delle opportunità offerte per superare tali effetti. Se le problematiche dell’adozione non vengono affrontate al momento di queste tappe evolutive, sarà difficile per la famiglia adottiva e per il giovane padroneggiare i compiti evolutivi che si presentano.

L’intervento di crisi con famiglie minacciate: Kay Donley e Maris Blechner hanno definito famiglie minacciate come famiglie che di solito hanno uno stabile rapporto adottivo di lunga data, con presenza di ripetuti comportamenti autodistruttivi o violenti da parte del bambino. Questi episodi di comportamenti problema si stanno intensificano; i genitori possono aver compiuto vari tentativi per ottenere aiuto ma senza riuscirci e sentono che la situazione è fuori controllo.

La terapia intermittente a breve termine focalizzata sui problemi: quando le famiglie si trovano ad affrontare la convivenza con bambini che hanno comportamenti preoccupanti, cercano una terapia con obiettivi e una tempistica convenuti tra loro e il terapeuta. I genitori tendono ad abbandonare la terapia quando non sono inclusi in essa e quando non affronta le preoccupazioni riguardanti i comportamenti, motivo alla base della loro iniziale richiesta di un intervento.

Secondo Pam Grabe, non è questo il momento di mettere in dubbio l’impegno della famiglia, le dimensioni del nucleo familiare, in termini di numero dei componenti, o i motivi della decisione di adottare un bambino. È invece il momento di offrire un sollievo iniziale che possa aiutare la famiglia a perseverare restando unita, finché non si possano raggiungere dei miglioramenti concreti nei rapporti. Questo comprenderà una valutazione più completa e una flessibilità nell’erogazione di servizi capaci di aiutare questo nucleo familiare.

Donley e Blechner sottolineano quanto sia importante che chi è chiamato ad intervenire in casi simili non scambi queste famiglie per famiglie con disturbi cronici e senza alcuna esperienza derivante da un periodo di adattamento relativamente calmo alle spalle. Molte volte si tratta di genitori molto competenti, i quali possono avere qualche difficoltà nel convincere gli altri della gravità del problema. Possono essere più qualificati delle persone a cui si stanno rivolgendo per aiuto, le quali possono, a loro volta, essere intimidite da questi genitori.

In generale questi genitori o non si aspettavano che l’adolescente avrebbe avuto problemi comportamentali della gravità ora evidente o percepiscono in modo errato la prognosi a lungo termine. La famiglia a questo punto potrebbe essere sotto stress di varia natura. Potrebbe darsi che la patologia particolare del giovane si stia palesando maggiormente.

Servizi intensivi di preservazione dell’adozione sono necessari. Tali servizi comprendono tutti gli aspetti dei servizi di sostegno, tra cui anche il collocamento fuori casa a breve termine. L’obiettivo generale in questa fase è quello di coinvolgere le famiglie nel trattamento e di aiutarle a vedere i problemi in un contesto realistico. Nel corso dell’erogazione di questi servizi intensivi, potrebbe diventare evidente che il giovane abbia bisogno di cure fuori dalla famiglia. È importante offrire tale possibilità in modo sufficientemente tempestivo affinché la famiglia continui ad essere disponibile come risorsa a lungo termine per il giovane.

APPROCCI BASATI ESCLUSIVAMENTE SU TERAPIE TRADIZIONALI NON SI SONO DIMOSTRATI PARTICOLARMENTE EFFICACI CON QUESTA POPOLAZIONE

La terapia individuale non direttiva con il giovane:

  • spesso non affronta problematiche relative all’abuso o alla trascuratezza se non è il giovane stesso ad introdurre questi argomenti
  • di rado si focalizza sulle problematiche comportamentali che in ultimo andranno a determinare se il giovane rimarrà presso il collocamento attuale
  • tende a disempower [destituire di pieni poteri, di partecipazione e di controllo] la famiglia ed ad allontanare tutti i membri della famiglia; non si focalizza sui rapporti familiari
  • potrebbe non individuare mai le errate percezioni del giovane

La terapia familiare tradizionale

  • vede i problemi comportamentali del giovane come una manifestazione della disfunzionalità complessiva della famiglia
  • non tiene conto del concetto di patologia d’importazione (il bambino che porta una patologia all’interno della nuova famiglia)
  • potrebbe considerare il genitore più come parte del problema piuttosto che parte della soluzione

Le famiglie adottive, le quali rappresentano la fonte di un cambiamento reale e della rimediazione, devono essere attivamente coinvolte nelle strategie di cura.

CONVINZIONI DELL’APPROCCIO BASATO SUI SISTEMI FAMILIARI CONCERNENTI IL TRATTAMENTO NELLE ADOZIONI CON BISOGNI SPECIALI

  • Anche se la famiglia adottiva non costituisce la fonte dei problemi del bambino, è all’interno del contesto dei rapporti familiari che la rimarginazione primaria ha luogo
  • È il risultato dell’interfaccia tra le caratteristiche del bambino e quelle della famiglia che porta o alla cura e alla ripresa del bambino o alla revoca del collocamento presso la famiglia.
  • Molti bambini sentono l’impulso di ricostruire le loro precedenti esperienze di vita all’interno del nuovo ambiente familiare
  • Una delle possibili conseguenze di questa ricostruzione è che i genitori adottivi possano, in effetti, apparire piuttosto disfunzionali quando arrivano al punto di cercare aiuto  
  • È più importante che siano interrotti i pattern non utili di interazione familiare e che siano appresi nuovi comportamenti interazionali, piuttosto che venga identificato come “causa” del problema uno dei genitori o il bambino
  • I terapeuti devono empower [investire di pieni poteri, di partecipazione e di controllo] i genitori adottivi includendoli negli interventi terapeutici
  • Sotto stress, quando si sentono vulnerabili, le persone (sia genitori, sia bambini) stanno più sulla difensiva, diventando più resistenti e frequentemente più rigide
  • Sebbene né il genitore adottivo né il terapeuta possano annullare i primissimi danni causati da trascuratezza o da abusi, entrambi possono minimizzare i segni di cicatrizzazione ed aiutare la persona adottata a compensare tramite l’apprendimento di nuove abilità
  • Qualsiasi intervento che mette a repentaglio il rapporto genitore-figlio mina l’obiettivo di preservare la famiglia come risorsa per il bambino.
  • Pur potendo preferire lo standard della priorità dei “migliori interessi del bambino”, in realtà ciò che dobbiamo frequentemente invocare è “l’alternativa meno nociva a disposizione”.
  • Le decisioni devono essere prese tenendo conto non solo dei bisogni individuati del bambino, ma anche degli interessi della famiglia complessivamente, dato che le decisioni avranno un impatto anche sui genitori, sui fratelli e sugli altri membri della famiglia allargata.

QUANDO IL COLLOCAMENTO FUORI CASA SI RENDE NECESSARIO:

Il collocamento fuori casa può essere necessario in diverse forme ecircostanze, variando dal respite di breve durata al trattamento residenziale di lunga durata, e dalla valutazione al trattamento. Sono molti i motivi per cui i bambini adottati con bisogni speciali potrebbero richiedere gli interventi terapeutici più intensivi.

Il collocamento fuori casa non dovrebbe essere considerato un fallimento adottivo. Può essere, infatti, un forte indicatore di un’adozione riuscita qualora la famiglia riconosca che il loro giovane ha bisogno di un aiuto maggiore di quanto loro possano dare da soli e sia disponibile e capace di perorare la causa del figlio affinché lui possa ricevere questo aiuto.

I giovani che non godono di successo in nessuna delle principali arene della loro vita (ossia in famiglia, a scuola e nei rapporti con i coetani) sono frequentemente candidati per il collocamento fuori casa. La famiglia e gli specialisti dovrebbero altresì occuparsi di valutare il funzionamento del giovane all’interno dell’ambiente locale e del suo funzionamento più personale. L’esame dettagliato di queste aree è frequentemente un aiuto per la definizione del tipo di collocamento più favorevole.

Grotevant e McRoy nella loro ricerca sui bambini adottati e curati in strutture residenziali hanno constatato che, sebbene i giovani adottati e non, in cura presso strutture residenziali, avessero comportamenti e diagnosi simili, presentavano anche differenze significative. Rispetto alla popolazione di controllo, i genitori dei giovani adottati avevano meno patologie di salute mentale e matrimoni più stabili. Dei 50 giovani adottati e studiati in questa ricerca, in 33 casi si è osservato un ruolo principale dell’adozione nel disturbo emozionale; in 9 casi l’adozione aveva un ruolo minore e in 8 casi sembrava non aver alcun ruolo nel disturbo.L’intensità della vita familiare nel momento in cui il giovane sta reintegrando esperienze di vita precedenti e ripetendo i compiti relativi all’individuazione e alla formazione dell’identità, può interferire con il successo nel compimento di tali compiti. Alcuni giovani riescono a fare un uso migliore della propria famiglia quando non vivono con essae, a loro volta, i membri della famiglia, essendo meno provati, possono riuscire ad offrireun maggior supporto emotivo anche in questa situazione.

Sommario:l’obiettivo di tutti i servizi post-collocamento è quello di aiutare a mantenere l’impegno e l’accessibilità della famiglia a lungo termine come influenza positiva nella vita della persona adottata.

Bibliografia

Barth, R., Berry, M., Goodfield, R. e Carson, M.L. OLDER CHILD ADOPTION AND DISRUPTION. Washington D.C.: The Children’s Bureau, April, 1987. Dati e conclusioni derivanti dalla ricerca sulla revoca dell’affidamento preadottivo. Contiene, inoltre, una bibliografia ragionata e informazioni sull’approccio al lavoro, da parte di un centro di trattamento residenziale, con un modello di attaccamento.

Bourguignon, J.P. e Watson, K.W. AFTER ADOPTION: A MANUAL FOR PROFESSIONALS WORKING WITH ADOPTIVE FAMILIES. Springfield, Ill. Illinois Department of Children and Family Services, 1987. Disponibile dal National Resource Center for Special Needs Adoption; Crossroads Office Center; 16250 Northland Dr. Ste 120; Southfield MI 48075, USA. Identifica le differenze delle famiglie adottive rispetto ad altre famiglie, gli scopi dell’intervento terapeutico, sette aree in cui le famiglie adottive incontrano difficoltà con più frequenza, uno schema di base per la valutazione diagnostica post-adozione ed interventi che prendono in esame le barriere all’adattamento poste dal bambino, dai genitori e dall’ambiente.

Brodzinsky, Schechter e Henig. BEING ADOPTED: THE LIFELONG SEARCH FOR SELF. New York, Doubleday, 1992. Un approccio evolutivo all’impatto dell’adozione nel corso di tutta la vita. Le informazioni sono molto utili per lo sviluppo di servizi di supporto e di prevenzione rivolti alle persone adottate e per le loro famiglie.

Busch, L. (a cura di). THE MENTAL HEALTH CHALLENGE OF SPECIAL NEEDS ADOPTION: A Resource Book for Professionals Working with Adoptive Families. Per copie, contattare: Adoptions Unit; Children’s Services Division; 198 Commercial Street S.E.; Salem, OR 97310-0450, USA. Contiene alcuni articoli che compaiono anche nel libro a cura di Pam Grabe, ed altri, tra cui l’articolo di Donley sulla Post-Placement Services Analysis [Analisi dei Servizi Post-Collocamento], analisi da utilizzare prima di periodi di crisi e che esamina la capacità di attaccamento del bambino, la sua elaborazione delle problematiche della separazione e della perdita e i fattori di stress della famiglia che possono influire sull’adattamento, sono didimensioni comode per la riproduzione. Reputo “From Caregiving to Parenting: Family Formation with Adopted Older Children” di Margaret Elbow (pubblicato inizialmente in Social Work, Vol 31, n. 5, 1986, pp. 366-370) un ottimo lavoro per l’esame delle differenze delle problematiche familiari nelle famiglie adottive messe a confronto con le famiglie biologiche e per l’individuazione dei compiti evolutivi della famiglia adottiva considerata complessivamente. Un altro articolo utile in questo libro è quello di Patrick J. Koehne e intitolato “Adoption Process of Special Needs Children: A Family Therapy Perspective”.

Grabe, P.V. (a cura di). ADOPTION RESOURCES FOR MENTAL HEALTH PROFESSIONALS. New Brunswick: Transaction Publishers, 1990. Contiene vari articoli di diversi autori. Helping Threatened Families di Donley e Blechner e Post-Placement Services Analysis di Donley mi sono stati particolarmente utili durante la preparazione di questa presentazione.

Groze, V., Young, J. e Corcran-Rumppe, K. PARTNERS: POST-ADOPTION RESOURCES FOR TRAINING, NETWORKING AND EVALUATION SERVICES. WORKING WITH SPECIAL NEEDS ADOPTIVE FAMILIES. Disponibile da Four Oaks, Inc.; 5400 Kirkwood Blvd, S.W.; Cedar Rapids, Iowa 52404, USA. Presenta un modello di trattamento in cinque fasi costituiteda screening, valutazione, pianificazione del trattamento,  trattamento stesso e fine del trattamento. Descrive diversi servizi di supporto, individua servizi di preservazione dell’adozione e servizi continuativi. In questo progetto un’Équipe multidisciplinare di Revisione dei Casi veniva utilizzato nella fase di pianificazione del trattamento. Spiega l’uso del Genogramma di Collocamenti, il quale integra informazioni, non solo sulla famiglia di nascita e sulla famiglia adottiva, ma anche sui collocamenti del bambino avvenuti nel tempo tra l’una e l‘altra. Questo strumento aiuta sia la famiglia sia i terapeuti a comprendere la singolarità della situazione di ciascun bambino. Inclusi nell’appendice ci sono un questionario di valutazione molto completo e tipologie di valutazione dei pattern di comunicazione familiare, della coesione della famiglia e della flessibilità/rigidità della famiglia.

Prew, C., Suter, S., e  Carrington, J. POST-ADOPTION FAMILY THERAPY. Anche questa pubblicazione è disponibile dall’Adoptions Unit di Salem, Oregon. Fornisce informazioni raccolte nell’ambito di un progetto che si è valso di un’équipe di trattamento formata da un terapeuta familiare e un assistente sociale in qualità di co-terapeuti. Le informazioni sull’individuazione dei comuni comportamenti problema e sullo sviluppo di strategie di intervento sono ottime e sufficientemente dettagliate. Nell’Appendice ci sono questionari utili, particolarmente un’Adoptive Family Risk Assessment Scale [Scala di Valutazione del Rischio della Famiglia Adottiva] e un Child Behavior Checklist [Lista di Controllo riguardante il Comportamento del Bambino].

Questo articolo, siluppato per i workshop formativ condotti dalla Dott.ssa Fahlberg, rivolti a specialisti nel campo dell’assistenza ai minori, si collega ai materiali presentati nel suo libro intitolato A Child’s Journey through Placement.

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